Riapertura centro yoga - 2 Ottobre 2018

2.46 LA POSIZIONE ( ASANA ) DEVE ESSERE STABILE ( STHIRA ) E CONFORTEVOLE ( SUKHA )

La posizione (asana) assunta dal praticante deve essere stabile, ossia immobile, e confortevole. La parola usata da Patanjali per esprimere questo secondo requisito è 'sukha', termine che indica una condizione di benessere o addirittura di felicità. E' escluso quindi che l'assunzione di una posizione possa provocare sofferenza o anche solo disagio. Se ciò dovesse verificarsi - nonostante la correttezza dell'esecuzione -significherebbe che il praticante non è ancora pronto per assumere la posizione stabilmente.Perciò si può ben dire che asana sia la conquista dell'immobilità in una comdizione di benessere. Inutile chiedersi quanti siano gli asana, Vyasa al termine di un breve elenco aggiunge : "E tutti gli altri - asana - dello stesso genere che abbiano i requisiti di stabilità e di confortevolezza". Biksu è ancora più esplicito nell'indicarne il numero indefinibilmente grande : "In pratica ci sono tanti asana quante sono le cose viventi".

 

2.47 E CIO' E' ASSICURATO QUANDO SI ALLENTA LO SFORZO PER MANTENERE LA POSIZIONE E QUANDO LA MENTE RIFLETTE LA CONDIZIONE DELL'INFINITO

Questo sutra completa il concetto esposto nel precedente : la stabilità della posizione si ottiene allentando lo sforzo, respirando con regolarità, rilassando i muscoli anzichè contrarli. Il corpo smette di tremare e con la cessazione di ogni sforzo, si instaurano naturalmente stabilità (STHIRA) e confortevolezza (SUKHA), i due requisiti essenziali di ogni asana. Allo stesso risultato tende la concentrazione della mente sull'infinito (ananta samapatti). La parola 'ananta' ha, in effetti, un doppio significato. Da un lato è il nome del mitico serpente sesa che sostiene la madre Terra con le sue innumerevoli spire : si può dire che, in quanto a stabilità, non esiste immagine mentale più efficace di questa : meditando su di essa si ottiene la perfezione di asana. Contemporaneamente, 'ananta' significa anche "senza fine" : meditando sull'infinito, simbolizzato dalle innumerevoli spire del serpente, la mente è portata all'interiorizzazione e alla calma, condizioni che si riflettono nella compostezza (STHIRA) e nella tranquillità (SUKHA) della posizione del corpo.

Tratto da : Patanjali "Yoga Sutra" a cura di Massimo Vinti e Piera Scarabelli

Gli asana, terzo membro del Patanjala-yoga, debbono offrire una posizione stabile, salda e confortevole, atta a favorire gli esercizi del controllo del prana e la concentrazione volta a immobilizzare il pensiero.

Tratto da : Svatmarama “La lucerna dello yoga ( Hatha-Yoga-Pradipika )”

Definizione del termine “ASANA” secondo i testi classici

Il termine 'asana' indica propriamente il posto dove ci si siede a meditare ( p. es. il tappetino ), o la parte del corpo che appoggia per terra durante la meditazione.. Comunque la definizione chiave è “posizione seduta”. Patanjali descrive solo questo tipo di asana. Secondo lo 'Hatha-Yoga-Pradipika' esisterebbero 8.400.000 asana. Biksu (un commentatore degli 'Yoga Sutra') afferma che il numero delle asana è pari al numero degli esseri viventi. Secondo Patanjali 'asana' è “ciò che è stabile e confortevole” : “sthira-sukham-asanam”. Sthira=stabile; sukha=comodo. La parola 'corpo' non è mai nominata. Come raggiungere lo scopo? Rinunciando agli sforzi, abbandonandosi alla forza di gravità ed entrando in armonia con l'infinito. Si ottiene così la libertà dalla dualità, cioè dalle coppie di opposti, condizione che permettere di accedere ai livelli più elevati del Raja-Yoga ( Yoga Regale ).

Tratto da :“Manuale per insegnanti di yoga” Centro Yoga Raggio di Sole

Gurudev ( Swami Sivananda ) non tralasciò neanche per un giorno la sua pratica di asana. Iniziò quando aveva quasi trant'anni. Egli insisteva nel dire : “Non è mai troppo tsrdi per iniziare, e non c'è alcuna condizione secondo la quale le asana debbono essere interrotte; anche nella malattia, le asana devono solo essere modificate per adattarle alle condizioni del corpo”. Gurudev non amava teorie del tipo 'questa è la perfeziione in questa asana', il suo insegnamento era : “Fa quello che puoi ora, oggi, al meglio della tua abilità, sinceramente, seriamente, onestamente, questa è la perfezione”. Se raggiungi quel punto oggi e sei regolare nella pratica, puoi sviluppare il meglio, sempre un po' di più. Ma non guardare ad altri per invidia o per copiare.

Tratto da : Swami Venkatesananda “Lo yoga integrale di Sivananda”

 

Il termine ASANA significa letteralmente “posizione seduta”, dalla radice as (sedersi, stare seduti), o semplicemente “posizione”. Etimologicamente il termine sembra quindi far riferimento alle posizioni sedute, indicate per la pratica della meditazione. Per estensione, il termine passa ad indicare una postura corporea che contribuisce alla stabilità fisica e mentale e ingenera un senso di benessere.

Nello Yoga di Patanjali, diviso in otto “membra” (astanga), gli asana occupano il terzo posto dopo le astinenze (yama) e le osservanze (niyama). Vi sono vari modi per tradurre il termine asana, il più comune è “posizione”, tuttavia questo termine non spiega completamente il significato di asana. Infatti, in una comune posizione, anche se questa viene tenuta senza grande sforzo, non vi è alcuna considerazione dell'atteggiamento mentale; il pensiero non è consentito durante la pratica degli asana : al contrario un genere particolare di consapevolezza è consigliato durante il mantenimento dell'asana stesso ( per esempio la consapevolezza del respiro ) in modo che non vi siano interferenze dovute all'attività mentale.

Sulla base del testo di Patanjali ( Yoga-sutra , II, 46-48 ) è possibile definire quali sono le caratteristiche di un asana, la modalità della pratica e gli effetti che possono essere ottenuti applicando questi principi. L'asana è innanzitutto definito sthira-sukha, “stabile e agevole” : questa definizione caratterizza l'asana come una pratica che influenza l'ambito psichico oltre che quello fisico.

Il testo di Patanjali contiene una precisa indicazione riguardo alle modalità con cui realizzare le condizioni di stabilità e benessere dell'asana : rilassamento dello sforzo ed immedesimazione con l'infinito.

La riduzione dello sforzo implica il perseguimento nella statica di una condizione di rilassamento il più possibile completo, nel senso di una progressiva riduzione ed eliminazione di ogni tensione o contrazione che non sia funzionale al mantenimento della posizione assunta. Il progresso nella padronanza dell'asana implica un graduale ridursi della componente di attività muscolare (impiegata per mantenere la posizione) che viene sostituita dallo sfruttamento consapevole di una serie di meccanismi riflessi, fino alla realizzazione di una condizione in cui l'asana viene mantenuto quasi automaticamente come accade per le comuni posizioni (eretta o seduta). In questo senso va probabilmente interpretato l'invito di Patanjali a concentrare la mente sull'infinito, a ridurre cioè sempre di più la sua partecipazione all'asana, orientandola su un'entità priva di quei contenuti emotivi che potrebbero influenzare il livello di tensione ( muscolare e neurovegetativa ).Se questa si può considerare la direzione su cui sviluppare la pratica, la possibilità di realizzare questa progressiva riduzione dell'attività volontaria deriva dall'affinamento e dall'esercizio, almeno in fase di apprendimento, dalla concentrazione intesa come atteggiamento di ascolto passivo ( ma attento e consapevole ) mantenuto per tutto il corso dell'asana, delle sensazioni e delle attività del mondo interno e dalla conseguente acquisizione di una più piena consapevolezza del corpo ( affinamento dello schema corporeo ). Se queste sono le modalità di esecuzione della statica, anche le fasi dinamiche necessarie ad assumere e sciogliere l'asana, devono uniformarsi il più possibile a queste indicazioni : il movimento sarà lento, graduale, uniforme, senza scatti, rilassato, dolce, privo di sforzo. L'asana va mantenuto con il minor sforzo possibile, tenendo decontratti tutti i muscoli che non intervengono direttamente nella postura, e utilizzando il minor numero di fibre muscolari necessarie.

Un'esecuzione ispirata a un atteggiamento competitivo o uno sviluppo fondato sul principio di prestazione non sono di alcun aiuto e possono anzi essere controproducenti, ostacolando il realizzarsi della stabilità e dell'armonia.

Relativamente alla respirazione, l'indicazione è di lasciar fluire il respiro spontaneo facendo sì che il ritmo respiratorio si regoli automaticamente in relazione alle esigenze del corpo, sia nell'assumere la posizione sia nella fase statica. Ogni asana ha un'azione specifica su alcuni organi interni e riporta equilibrio al sistema nervoso centrale e vegetativo. Tutto il sistema endocrino viene adeguatamente stimolato e riequilibrato, grazie all'azione specifica di alcune posture sulle ghiandole principali del corpo umano. Tutti i procedimenti dello Yoga hanno la caratteristica di promuovere il controllo e la purificazione del sistema nervoso, più che mirare a un aumento della forza e della massa muscolare.

La concentrazione rende la posizione meno faticosa e l'allenamento rende la concentrazione più efficiente.

La pratica degli asana non solo garantisce il benessere psico-fisico, ma consente anche il raggiungimento dell'equilibrio mentale. La mente si calma e si rilassa, grazie al controllo costante che deve esercitare sul corpo e sul respiro.

Tratto da : Stefano Piano “Enciclopedia dello yoga”

Nella consapevolezza del sostegno della terra, abbandonarsi alla forma senza opporre resistenza, lasciarsi fluire nel respiro e via via ad ogni espiro allentare, lasciare andare sempre di più, cercare il punto di equilibrio fra la tenuta e l'abbandono, osservare lo spazio infinito che si spalanca davanti agli occhi chiusi, nuotare in questo mare : questo è ASANA.

NF.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Teoria dello Yoga